Serbia e Ungheria hanno compiuto un ulteriore passo verso la ridefinizione della struttura proprietaria della compagnia energetica serba NIS (Naftna Industrija Srbije), dopo che il gruppo energetico ungherese MOL Group ha concluso i negoziati con il governo di Belgrado su un accordo tra azionisti collegato all’acquisizione di una quota di controllo nella società.

Lo sviluppo rappresenta una fase importante nel tentativo di definire il futuro di NIS, che negli ultimi mesi è finita sotto crescente pressione a causa delle sanzioni statunitensi rivolte alla sua struttura proprietaria di matrice russa.

La ministra serba per l’Energia e le Miniere Dubravka Đedović Handanović ha dichiarato che Belgrado e MOL hanno raggiunto un’intesa su tutte le questioni ancora aperte relative alla proposta di acquisizione della quota di maggioranza attualmente detenuta da interessi russi. Secondo la ministra, il prossimo passo sarà l’avvio dei negoziati tra la società ungherese e la parte russa per l’acquisto della partecipazione in NIS.

Lo scorso gennaio il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva annunciato che MOL aveva raggiunto un accordo per acquisire una quota di controllo in NIS dagli azionisti russi, in un’operazione stimata tra i 900 milioni e 1 miliardo di euro. Qualsiasi accordo definitivo dovrà comunque ottenere il via libera delle autorità statunitensi.

“La Serbia ha condotto negoziati intensi e difficili per migliorare la propria posizione in NIS”, ha affermato Đedović Handanović. NIS è da tempo una delle aziende più strategiche del Paese. La società è stata parzialmente privatizzata nel 2008, quando Gazprom Neft ha acquisito una partecipazione di controllo. Oggi Gazprom Neft detiene il 56,15% della società.

Secondo il meccanismo concordato con MOL, la Serbia rafforzerebbe la propria influenza all’interno di NIS nel caso in cui l’operazione venga completata. Se Gazprom Neft venderà la propria quota a MOL e l’Office of Foreign Assets Control statunitense approverà l’accordo, lo Stato serbo acquisirà un ulteriore 5% del capitale della compagnia.

Questa modifica garantirebbe a Belgrado maggiore capacità di approvare o bloccare decisioni strategiche riguardanti NIS. L’accordo affronta inoltre il futuro della raffineria di Pančevo, uno degli asset industriali più importanti per l’approvvigionamento del mercato serbo dei carburanti.

Đedović Handanović ha spiegato che la parte ungherese si è impegnata a mantenere l’attività della raffineria almeno ai livelli medi annui di produzione registrati nei quattro anni precedenti all’introduzione delle sanzioni statunitensi.

“La parte ungherese si è impegnata a garantire che la raffineria continui a operare come in passato, con almeno le stesse capacità produttive degli anni in cui NIS ha ottenuto risultati eccellenti”, ha dichiarato la ministra. Secondo il governo serbo, mantenere questi livelli è essenziale per garantire una fornitura stabile di prodotti petroliferi al mercato nazionale.

MOL ha confermato che i negoziati con il governo serbo sull’accordo tra azionisti si sono conclusi con successo. L’azienda ha aggiunto che le discussioni con il venditore e con le istituzioni competenti sono ancora in corso per finalizzare la transazione. L’intesa prevede inoltre un ruolo più forte per i rappresentanti dello Stato serbo nel consiglio di amministrazione di NIS.

Secondo le autorità serbe, i membri del consiglio nominati dal governo avranno poteri più ampi per approvare o bloccare decisioni che possano incidere sugli interessi nazionali della Serbia. Đedović Handanović ha sottolineato che un livello di influenza simile non era più stato raggiunto da Belgrado dalla privatizzazione dell’azienda, quasi vent’anni fa.

La ristrutturazione proposta arriva mentre la Serbia cerca di gestire le pressioni contrapposte tra il tradizionale rapporto energetico con la Russia e le crescenti richieste legate al regime sanzionatorio internazionale.

I negoziati tra MOL e gli azionisti russi non sono ancora conclusi e l’approvazione degli Stati Uniti resta una condizione decisiva prima che qualsiasi trasferimento possa entrare in vigore.

Per la Serbia, l’accordo rappresenta non solo un tentativo di mettere in sicurezza il futuro di NIS, ma anche un’opportunità per ampliare l’influenza statale sulle decisioni strategiche nel settore energetico.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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